se ti dicessi dove e come vorrei essere adesso, penseresti che sono matta. Non so perchè, ma nutro un irrefrenabile desiderio di lasciarmi fare un dolce grattino sotto i piedi. Allora opterei per una banalissima spiaggia tropicale, una di quelle con le palme orizzontali a strapiombo sul mare. Sceglierei una zona in penombra, da cui io possa vedere il sole senza che lui possa arrostire me. Amaca. Tv lcd agganciato ad un ramo e in proiezione un film avvincente. Piede sinistro penzolante dalla parte sinistra; piede destro penzolante dalla parte destra. Due omini, uno a destra e l'altro a sinistra, a farmi i grattini sotto ciascun piede. Per economia delle risorse umane, si potrebbe optare per un omino soltanto, ma siccome intendo tenere i piedi penzolanti, dovrebbe assumere una posizione scomoda. Insomma, l'importante è che il risultato venga condotto a buon fine.
Questa storia dei grattini ha antiche origini in famiglia. Praticamente avevano iniziato a solleticarmi fin da quando ero in fasce (si fa per dire, perchè in fasce, in realtà, non ci sono mai stata: per quanto sono irbelle e poco propensa alle costrizioni, credo che me le sarei strappate di dosso a morsi...) e così ho continuato a farmi solleticare sempre. E oggi, quando ho tra le braccia un bimbo, il mio primo istinto è di solleticarlo, e mi diverte vederli assumere quell'espressione da cernia fuor d'acqua da circa tre giorni. Ricordo che Daniele (figlio di mia cugina, n.d.r.) aveva appena imparato a camminare, e una sera era particolarmente irrequieto. Allora, tipo incantatore di serpenti, lo presi in braccio e gli solleticai le gambine per qualche minuto. Morfina pura. In una sorta di stato catatonico, si riavvicinò ai suoi gicocattoli, ma non gli parvero più poi così interessanti. Così, dopo qualche minuto mi sentii tirare per la maglietta...e lui, nel suo incerto reggersi in piedi, mi indicava le gambine affinchè gliele solleticassi ancora. Favoloso il mio Danielino..
Ma, come divcevo, quella dei grattini è un'abitudine che si perde nella notte dei tempi. Ricordo, da piccola, quando andavo a trovare i nonni: quasi non dicevo neppure "buongiorno!" che già ero lì, con le maniche tirate su, ad aspettare che mio nonno mi solleticasse il braccio, finchè perdevo la sensibilità e decidevo di dedicarmi ad altro. Col tempo, anche con gli zii si è instaurato uno strano scambio ..."Io gratto a te e tu gratti a me"...e, solitamente dopo pranzo, ci posizionavamo con le schiene per aria finchè il grattante stramazzava al suolo esausto.
Oggi la faccenda è visibilmente ridimensionata, ma pallide reminiscenze di tanto in tanto ci sono ancora.
Bene, caro diario, anche per questa volta ho steso la mia buona dose di caz...e e ora vado a fare qualcosa, cioè niente.
(sospeso)