mercoledì 29 agosto 2007

Caro diario (n.3),

se ti dicessi dove e come vorrei essere adesso, penseresti che sono matta. Non so perchè, ma nutro un irrefrenabile desiderio di lasciarmi fare un dolce grattino sotto i piedi. Allora opterei per una banalissima spiaggia tropicale, una di quelle con le palme orizzontali a strapiombo sul mare. Sceglierei una zona in penombra, da cui io possa vedere il sole senza che lui possa arrostire me. Amaca. Tv lcd agganciato ad un ramo e in proiezione un film avvincente. Piede sinistro penzolante dalla parte sinistra; piede destro penzolante dalla parte destra. Due omini, uno a destra e l'altro a sinistra, a farmi i grattini sotto ciascun piede. Per economia delle risorse umane, si potrebbe optare per un omino soltanto, ma siccome intendo tenere i piedi penzolanti, dovrebbe assumere una posizione scomoda. Insomma, l'importante è che il risultato venga condotto a buon fine.
Questa storia dei grattini ha antiche origini in famiglia. Praticamente avevano iniziato a solleticarmi fin da quando ero in fasce (si fa per dire, perchè in fasce, in realtà, non ci sono mai stata: per quanto sono irbelle e poco propensa alle costrizioni, credo che me le sarei strappate di dosso a morsi...) e così ho continuato a farmi solleticare sempre. E oggi, quando ho tra le braccia un bimbo, il mio primo istinto è di solleticarlo, e mi diverte vederli assumere quell'espressione da cernia fuor d'acqua da circa tre giorni. Ricordo che Daniele (figlio di mia cugina, n.d.r.) aveva appena imparato a camminare, e una sera era particolarmente irrequieto. Allora, tipo incantatore di serpenti, lo presi in braccio e gli solleticai le gambine per qualche minuto. Morfina pura. In una sorta di stato catatonico, si riavvicinò ai suoi gicocattoli, ma non gli parvero più poi così interessanti. Così, dopo qualche minuto mi sentii tirare per la maglietta...e lui, nel suo incerto reggersi in piedi, mi indicava le gambine affinchè gliele solleticassi ancora. Favoloso il mio Danielino..
Ma, come divcevo, quella dei grattini è un'abitudine che si perde nella notte dei tempi. Ricordo, da piccola, quando andavo a trovare i nonni: quasi non dicevo neppure "buongiorno!" che già ero lì, con le maniche tirate su, ad aspettare che mio nonno mi solleticasse il braccio, finchè perdevo la sensibilità e decidevo di dedicarmi ad altro. Col tempo, anche con gli zii si è instaurato uno strano scambio ..."Io gratto a te e tu gratti a me"...e, solitamente dopo pranzo, ci posizionavamo con le schiene per aria finchè il grattante stramazzava al suolo esausto.
Oggi la faccenda è visibilmente ridimensionata, ma pallide reminiscenze di tanto in tanto ci sono ancora.
Bene, caro diario, anche per questa volta ho steso la mia buona dose di caz...e e ora vado a fare qualcosa, cioè niente.


(sospeso)

martedì 28 agosto 2007

Caro diario (n.2),

scusami solo un secondo, ma devo mandare un messaggio alla mia cara amica Lolla ("Lolli, messaggio in codice: come non detto....!"). Fatto. Sai una cosa? Ieri ho visto Lolla con il suo bel pancione grande grande, e siccome era vestita tutta di nero e abbastanza aderente, a me era sembrata Kim Basinger nel film Batman, ma lì per lì non mi è uscita esattamente questa cosa e le ho detto "Sembri uscita da un cartone animato!". Il chè, invece, significa essere buffi; o almeno è ciò che credo intendano alcuni quando lo dicono a me. E mi dispiace, perchè magari lei c'è rimasta male. Invece era proprio figa. Penso che quando sarò in dolce attesa, indosserò anch'io un completino nero aderente e, per rendere meglio l'idea, forse anche una mascherina.
Ieri ho dimenticato di parlarti di un altro mio ambizioso progetto post-pensione, che è quello di scrivere best seller. Infatti, il rudere da restaurare dovrebbe servirmi anche per quello. E già mi ci vedo, davanti al camino (tranne che in estate, è ovvio), in preda ad un raptus produttivo, a vomitare tutti i miei pensieri, le storie che si attorcigliano nella mente, le parole tutte da inventare. Non so quanto ciò possa essere compatibile con l'idea del B&B, in effetti. Forse dovrò scegliere. O forse potrei alternare periodi di apertura ad altri in cui appongo un semplice cartello sul cancello "Chiuso per sopraggiunto raptus creativo" e registrare un esplicito messaggio in segreteria: "La responsabile di questo servizio di ricezione è momentaneamente preda di un raptus creativo. Non lasciate messaggi, perchè non ci è dato sapere quanto questo durerà. In compenso, provate a cercare, tra qualche mese, il suo ultimo best seller nelle librerie: non ve ne pentirete".
(Certe volte penso che se riesco a scrivere tante minc....e a prima mattina, pensa te quante ne potrei scrivere la sera, quando ho riempito sufficientemente il mio cervello di immagini ed informazioni di spessore, che lui, poi - inevitabilmente - elabora. A modo suo).
Ora devo andare. In realtà non ho proprio nulla da fare, ma devo quantomeno darmi un tono e far finta che sarà una giornata densa di impegni: è una delle cose che ho imparato dai miei Capi in ben 4 anni. Ma non è l'unica..


(sospeso)

Caro diario (n.1),

da oggi ho ricominciato a lavorare (..sulla carta..) e già sto contando i giorni che mi separano dalla pensione. Sì, perchè ho talmente tanti di quei progetti per quella data, che se non mi affretto rischio di non riuscire a realizzarli tutti. E un semplice periodo di vacanza non sarebbe sufficiente...no. Occorre proprio la pensione.
Ho pensato che potrei acquistare un rudere da qualche parte. In un primo tempo avevo optato per la Toscana, poi ho deciso che è troppo inflazionata.
Mi piace molto il paesaggio delle Marche. Una volta sono andata in un B&B; si chiamava "Villa d'Aria"...da me, poi, ribattezzato "Villa di Fumo", che non era necessariamente tabacco, ma un qualcosa a metà tra il marocco e il calabro (non che me ne intenda, ma ho qualche amico che da piccolo le canne se le faceva...). Ma non credo sia quello il taglio che vorrei dare al mio progetto.
Altra bella terra potrebbe essere ...non so bene... ma un posto in cui ci sia il mare a pochi chilometri, ma anche una bella campagna molto suggestiva, possibilmente senza erbe strane, che poi mi viene l'allergia. Vabbè, facciamo che a questo, mio caro diario, è meglio che ci pensi poi.
Insomma, acquistato il rudere, creerei delle stanzette deliziose e confortevoli dove ospitare i turisti di passaggio. Ma, considerando che avrò un'età molto avanzata, e quindi anche un più spiccato spirito materno, vorrei coccolarli anzichè limitarmi a dar loro un tetto sulla testa. Allora pensavo di creare un orto, acquistare qualche animale (ma non da uccidere per farne prosciutti e similari) per avere uova fresche e latte. Poi coltiverei qualche alberello di frutta buona, da cui fare delle marmellate da servire a colazione con la ricottina calda, appena fatta. Sfornerei tanti buoni dolci, escluso le crostate perchè, caro diario, come tu ben sai, finirei per mangiare tutto l'impasto ancor prima di metterle nel forno. Esattamente come avviene ora, al punto che ormai c'ho rinunciato e non ne faccio più. Pensa che l'ultima volta mi ero illusa di aver escogitato un geniale sistema: avevo messo in bocca una gomma da masticare, così il sapore alla menta mi avrebbe fatta desistere. Macchè! Mi sono scoperta a prendere in giro me stessa, perchè - con fare assolutamente disinvolto - nascondevo la gomma dietro il dente del giudizio (ne ho ben quattro a dispetto di ogni presunta forma di comparizione di detta virtù) e mangiavo, inesorabile e vaga, pezzetti di pasta cruda.
Allora sto qui, faccio quel pò che c'è da fare, perchè nessuno è ancora entrato a pieno regime e me ne guardo bene dall'anticipare gli altri, e intanto penso, progetto, viaggio virtualmente tra i miei pensieri.
Stasera ho una cena tra amiche. (Anche quando non saranno "amiche", ti scriverò la stessa cosa e tu, caro diario, farai finta di prenderlo per buono. n.d.r.) Sono particolarmente contenta perchè nessuna di loro, ne sono certa, mi farà delle avances, ma in compenso chiacchiereremo per qualche ora di tutti gli uomini noiosi che di avances ce ne fanno troppe e di quelle che desidereremmo ricevere da quei luridi che, invece, non ce ne fanno per niente. Sempre così. Dopotutto il mondo è bello perchè non è per niente vario.
Prima di andar via, devo ricordarmi di ricucire lo spacco della gonna. Non esattamente per apparire più pudica; è solo che stamattina un movimento strano ne ha determinato l'apertura fino a livello inguinale. Fortuna che arrivo in ufficio quando gli altri praticamente ancora dormono, altrimenti sarebbe stato più coerente toglierla - la gonna - anzichè portarla in quel modo.
Ora devo salutarti, ma non è escluso che venga a confidarmi con te più tardi...
PS: oggi, al bar, ho capito che noi donne possiamo utilizzare gli specchi, mentre sorseggiamo il nostro bicchiere di tè, per sbirciare chi ci guarda il sedere. E ho anche capito che il nuovo vestitino o il bel taglio di capelli sono del tutto irrilevanti: se ci sono degli uomini al bar e tu sei lì, sola, al bancone, potresti avere anche una gondola veneziana montata sulla testa: non se ne accorgerebbe nessuno!


(sospeso)

lunedì 27 agosto 2007

Reagii come se la faccenda non riguardasse me. Ascoltavo le parole di quella donna e avvertivo solo un irrefrenabile desiderio di ridere. Ridere di me, di lui, di lei.


Non riuscivo a non pensare che avrei dovuto quantomeno piangere un pò. E in effetti lo feci, la sera, davanti allo specchio. Munsi i miei occhi come si fa con una mucca che latte non ne ha più. Lacrime non ne uscivano. E allora incominciai a ridere.


Perchè un'Alice non piange. Un'acciuga sì. Ma l'Alice è diversa. L'Alice sa che la Vita puoi decidere tu, sempre e solo tu, come prenderla, come interpretarla, con quel filosofia accogliere ciò che ti accade. E questo rende liberi. Liberi di scegliere sempre come e cosa essere.


Il tempo, poi, aggiunge ai ricordi una goccia di latte condensato. A quelli dolorosi, un pò di morfina. Quelli impossibili da sopportare, li cancella.



Il ritorno

"No, no e no! Non voglio, non voglio e non voglio."
"Alice. Alice, su...forza... Alzati. Le vacanze sono finite: devi tornare a lavoro. E' inutile che ti nascondi sotto le lenzuola, tanto non puoi non alzarti."
"E invece sì che posso. Scommettiamo che adesso chiamo in ufficio e dico che ho tutta la faccia tempestata di macchie verdi e che non guarirò prima di una settimana?"
"Ottima idea, così i tuoi colleghi penseranno ad un incontro troppo intimo con un marziano! "
"Ma mamma! Che dici? ...Sei fuori?"
"Ma no che non lo sono. E' solo che da qualche tempo sembri così indifferente ai corteggiamenti umani, che mi chiedevo se non fosse possibile che possa far breccia nel tuo cuore giusto un abitante di Marte!"
"Mamma, falla finita"
"Eh, già. Chissà quando ti vedrò sistemata. Tutte le mie amiche hanno già almeno un nipotino. Io, invece, non so neppure se mi darai mai questa gioia."
"Mammaaa..."
"Lo sai cosa mormorano in paese delle ragazze sole alla tua età. La gente può pensare che tu non abbia completamente la testa a posto, e che quindi nessun bravo giovane voglia saperne di te."
"Mammaaaaa..."
"Diventerai sempre più grande. Vedrai gli anni sfilarti via sotto il naso e il tuo corpo incartapecorirsi. Vedrai le ragazzine intrigare quelli della tua età, mentre a te non ti filerà più nessuno, e la tua vita si ridurrà ad una vacanza per single da cui tornerai ancora più sola."
"Dannazione! Se non scappo via subito, tu qui mi scavi la fossa!!!"
E la mamma, sottovoce e in un ghigno: "Chi più di una madre saprebbe trovare le parole giuste...anche solo per convincere la propria figlia svogliata ad alzarsi dal letto?!"...
E così le vacanze sono finite. Tocca convincersene. Tocca farsene una ragione.
Anche se fuori è caldo. Anche se la città è ancora deserta. Anche se la tv ci riempie ancora di immagini di gente al mare. Che ci affoghino dentro! Che si ustionino pure! Tanto chi sta meglio siamo noi, qui, in ufficio, con l'aria condizionata, il bar a portata di mano, la mensa con il riso in bianco fisso, le solite facce, i soliti occhi languidi dei provoloni, i sorrisi di convenienza, la pazienza di convenienza, i complimenti di convenienza, gli insulti ingoiati per convenienza.
Insomma... ripeto, anche se ancora non ne sono troppo convinta: bisogna farsene una ragione. Punto. E basta.


(sospeso)